The Guilt Show - Before They Know We Are All Dead
This is just intense, heavy and fast hardcore! Before They Know We're all Dead sounds honest: Balancing between modern hardcore and quite a lot of that new school feeling of the late 90ies, this brings memories and good feelings of a metal-free time in hardcore. Sincere and politically charged lyrics dealing with animal rights, politics and more which is often forgotten these days. Between fast parts and slowdowns, some chugga chugga and also a good dose of melodies and nice hooks, the band presents a well rounded and entertaining mixture that also sports some energy and anger.
INFO:
FORMAT: CD
RLS NUMBER: REFx07
TRACKLIST // LISTEN:
- Raise My Flag Raise My Flag
- Good Night and Good Luck Good Night and Good Luck
- Before They Know We're All Dead
- Bleeding Black
- Hills Still Have Eyes
- Farewell to Fucks
- Their Work Has Been Done
- Turning Heel
- Nobody Can Bring Me Down
- Denied Land
Clear Choice
www.clearchoice.cjb.net
Ecco uno di quei dischi che mi fanno pensare che in Italia ci siano gruppi di un certo livello in grado di competere con band estere! “Before They Know We're All Dead” è il titolo di questa raccolta su CD edita per Refoundation (il precedente 7” più altre nuove tracce, che da sole sono state invece pubblicate su 7” dalla tedesca Defiant Heart Records).
Sin dall'inizio è evidente che il gruppo in questione sappia benissimo cosa sta facendo: dei “veterani” tra le proprie fila sicuramente sono garanzia di consapevolezza e “padronanza” dell'hardcore; i pezzi sono di alto livello per quanto riguarda la composizione e una struttura dei brani studiata, ma mai esagerata, riesce a trovare un buon equilibrio tra scorrevolezza e varietà. E' possibile che ai primi ascolti qualcuno possa trovarlo leggermente monolitico, forse a causa dell'uniformità del suono (cosa che non intendo evidenziare come negativa, badate bene!) ma vi assicuro che poco dopo già saprete orientarvi tra le 10 tracce che compongono il disco.
Parti veloci e sferraglianti si alternano a stacchi più cadenzati e la presenza di qualche coro conferisce un tocco old school che ci sta sempre bene. I riff sono pesanti ma mai troppo metallici e non sono i soliti 3 giri, caratteristica che conferisce a questo disco una buona dose di personalità.
La voce è bella potente, urlata ma non esagerata; mi ricorda un'impostazione “east cost”, nel particolare Lou Koller dei Sick Of It All (non so se sia gradito il paragone), una voce che si sposa perfettamente con la sezione strumentale.
Nel complesso il disco suona come un ottimo compromesso tra la vecchia scuola e un'hardcore più metallico, che strizza l'occhio agli anni '90, contestualizzato però ai giorni nostri.
I testi sono carichi di messaggi, cosa che, come sapete, apprezzo molto: sono diretti ma non banali, sanno spaziare senza essere un catalogo di invettive precofenzionate, anzi, sono tutti molto personali e offrono spunti di riflessione che nell'hardcore spesso si perdono, ma che a mio avviso sono fondamentali. Ogni lirica è corredata da una breve spiegazione, una sorta di chiave di lettura immediata del testo, qualora ci fosse ancora qualcosa da precisare sull'argomento trattato.
La grafica è davvero efficace, molto 80ies, cosa gradita, che esula un po' dal trend delle grafiche “sbruffone” e pompose che ogni tanto si vedono in giro. I testi sono tutti più che leggibili e all'intero del libretto c'è spazio anche per una dichiarazione di intenti, un “comunicato”, se così vogliamo chiamarlo, che ci fa capire che questo gruppo sente il disperato bisogno di comunicare, cosa che le mode più recenti hanno eliminato, in favore di un'estetica standardizzata e una carenza di messaggi. I Guilt Show si propongono per riportare alla luce un modo di fare hardcore, lontano da pose vuote e frivole, e carico di contenuti, un hardcore che faccia pensare e che torni, finalmente, a comunicare.
Io supporto in pieno questa loro visione e scommetto che molti di voi sapranno apprezzare questo disco, questo gruppo, questo messaggio. Disco da avere, smettetela di comprare gruppacci “amerregani” che non hanno niente da dire e iniziate a procurarvi dei dischi che meritano sotto più aspetti, sia a livello musicale che di contenuti!
Sin dall'inizio è evidente che il gruppo in questione sappia benissimo cosa sta facendo: dei “veterani” tra le proprie fila sicuramente sono garanzia di consapevolezza e “padronanza” dell'hardcore; i pezzi sono di alto livello per quanto riguarda la composizione e una struttura dei brani studiata, ma mai esagerata, riesce a trovare un buon equilibrio tra scorrevolezza e varietà. E' possibile che ai primi ascolti qualcuno possa trovarlo leggermente monolitico, forse a causa dell'uniformità del suono (cosa che non intendo evidenziare come negativa, badate bene!) ma vi assicuro che poco dopo già saprete orientarvi tra le 10 tracce che compongono il disco.
Parti veloci e sferraglianti si alternano a stacchi più cadenzati e la presenza di qualche coro conferisce un tocco old school che ci sta sempre bene. I riff sono pesanti ma mai troppo metallici e non sono i soliti 3 giri, caratteristica che conferisce a questo disco una buona dose di personalità.
La voce è bella potente, urlata ma non esagerata; mi ricorda un'impostazione “east cost”, nel particolare Lou Koller dei Sick Of It All (non so se sia gradito il paragone), una voce che si sposa perfettamente con la sezione strumentale.
Nel complesso il disco suona come un ottimo compromesso tra la vecchia scuola e un'hardcore più metallico, che strizza l'occhio agli anni '90, contestualizzato però ai giorni nostri.
I testi sono carichi di messaggi, cosa che, come sapete, apprezzo molto: sono diretti ma non banali, sanno spaziare senza essere un catalogo di invettive precofenzionate, anzi, sono tutti molto personali e offrono spunti di riflessione che nell'hardcore spesso si perdono, ma che a mio avviso sono fondamentali. Ogni lirica è corredata da una breve spiegazione, una sorta di chiave di lettura immediata del testo, qualora ci fosse ancora qualcosa da precisare sull'argomento trattato.
La grafica è davvero efficace, molto 80ies, cosa gradita, che esula un po' dal trend delle grafiche “sbruffone” e pompose che ogni tanto si vedono in giro. I testi sono tutti più che leggibili e all'intero del libretto c'è spazio anche per una dichiarazione di intenti, un “comunicato”, se così vogliamo chiamarlo, che ci fa capire che questo gruppo sente il disperato bisogno di comunicare, cosa che le mode più recenti hanno eliminato, in favore di un'estetica standardizzata e una carenza di messaggi. I Guilt Show si propongono per riportare alla luce un modo di fare hardcore, lontano da pose vuote e frivole, e carico di contenuti, un hardcore che faccia pensare e che torni, finalmente, a comunicare.
Io supporto in pieno questa loro visione e scommetto che molti di voi sapranno apprezzare questo disco, questo gruppo, questo messaggio. Disco da avere, smettetela di comprare gruppacci “amerregani” che non hanno niente da dire e iniziate a procurarvi dei dischi che meritano sotto più aspetti, sia a livello musicale che di contenuti!



